Eugenio Vagni è tornato a casa. Intorno alle 17.30 l’operatore della Croce rossa liberato nelle Filippine, la settimana scorsa, è giunto nel suo paese, a Montevarchi, in provincia di Arezzo e, insieme al sindaco Giorgio Valentini e alla delegazione della Croce rossa che lo accompagna, si è subito recato nella sua casa in via Ammiraglio Burzagli 11, nel centro storico. Appena giunto all’aeroporto di Bologna, Vagni aveva espresso il desiderio di rimettere i piedi in casa prima di incontrare i suoi concittadini, la stampa e i rappresentanti delle istituzioni all’ex Filanda in località Ginestra, a Montevarchi.

All’arrivo alla Filanda, Vagni è stato accolto anche dal suono delle campane di una piccola chiesa poco distante e da una fanfara.”E’ sempre un grosso piacere ritornare in Italia specialmente dopo una ‘vacanza’ che, diciamo, è stata molto dura. Tornare qui mi fa sentire di nuovo una persona tranquilla”. Sono queste le prime parole pronunciate da Eugenio Vagni all’uscita dall’aeroporto Marconi di Bologna davanti ai cronisti prima di salire sul pullmino della Croce Rossa che insieme ai suoi familiari lo riporterà nella sua Montevarchi. “L’Italia dopo tutto è un bel paese – ha detto ancora Vagni attorniato da cronisti e telecamere – solo stando fuori ci si rende conto di quanto è bello, non solo perché lo dico io ma anche gli altri.

Devo dire anche – ha tenuto ad aggiungere Vagni prima di salire sul pullmino – per tutte le cose che hanno fatto gli italiani e quelli del mio paese: le marce, le preghiere, le messe. Tutte cose molto belle”. “Non so perché sono libero e come hanno fatto a liberarmi. Non so cosa è successo. Sapevo poco di quello che succedeva all’esterno. Non so se è stato pagato un riscatto o se c’é stato uno scambio ma non me ne frega niente. L’importante è che sono qua e che tutto è finito” Lo ha detto Eugenio Vagni durante la conferenza stampa a Montevarchi. “Non so se tornerò nelle Filippine – aggiunge -. Non vedo perché non dovrei tornare. Si vedrà. Quando mi hanno rapito la mia missione era finita ed entro un mese sarei dovuto rientrare in Italia.
 
Ora starò insieme alla mia famiglia poi deciderò cosa fare in futuro”. Sulle modalità che hanno portato alla liberazione di Vagni ha parlato Jean-Francois Sangsue della Croce rossa internazionale giunto a Montevarchi insieme a Vagni e a Francesco Rocca della Cri italiana: “La Cri – ha detto Sangsue – non pagherà mai un riscatto in casi come questi ma cerca di fare pressioni sulle autorità locali affinché agiscano. Per lo stesso motivo non sappiamo se c’é stato o meno uno scambio, sappiamo però che è stata fatta un’attività capillare da parte di tutti per arrivare alla liberazione di Eugenio”